Tenuta del Barone di Montemurlo — Olio extravergine di oliva toscano
Come si riconosce un olio buono senza essere assaggiatori
Non serve il naso allenato. Bastano tre cose scritte in etichetta e una prova che si fa in cucina in trenta secondi.
L’etichetta dice più di quanto sembri
Per legge deve esserci l’origine delle olive. «Miscela di oli di oliva originari dell’Unione Europea» significa che le olive possono venire da cinque paesi diversi e che nessuno sa dirvi da dove. «Italiano» significa olive raccolte e frante in Italia. Un’azienda che scrive il comune ha una filiera che può mostrare.
Cercate l’annata o la data di raccolta, non solo il termine minimo di conservazione. Un olio del 2024 venduto nel 2026 è legalmente a posto e ha perso la metà di quello che aveva.
La bottiglia dev’essere scura, o la latta. Un olio in bottiglia trasparente esposto alla luce del negozio ha già cominciato a ossidarsi prima che voi lo compriate.
Il prezzo non mente
Un litro di extravergine richiede fra sei e otto chili di olive. Contate raccolta, trasporto, frangitura, imbottigliamento, bottiglia, tappo, etichetta, spedizione. Sotto i sette-otto euro al litro i conti non tornano, a meno che qualcuno non abbia risparmiato da qualche parte.
Questo non vuol dire che un olio caro sia automaticamente buono: vuol dire che uno troppo economico non può esserlo.
La prova in cucina
Mettete un cucchiaino d’olio in un bicchiere, copritelo con una mano, scaldatelo per qualche secondo con il palmo. Annusate: deve sapere di erba, foglia, carciofo, mandorla, pomodoro. Se sa di niente, è vecchio. Se sa di cantina, di noci rancide o di aceto, è difettoso.
Poi assaggiate: un olio giovane e sano ha amaro e piccante. Se è solo grasso e dolce, non è necessariamente cattivo — è stanco.
Quello che non conta
Il colore. Verde intenso o giallo oro non dicono nulla sulla qualità: dipendono dalla cultivar e dal momento della raccolta. Gli assaggiatori professionisti usano bicchieri blu proprio per non farsi influenzare.
E nemmeno «spremuto a freddo» da solo: è una dicitura che oggi si può scrivere rispettando soglie larghe. Quello che conta è chi l’ha fatto e quando.
Il giornale della tenuta
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