Tenuta del Barone di Montemurlo — Olio extravergine di oliva toscano
Il Frantoiano di Montemurlo
Su queste colline il Frantoio — la cultivar più diffusa della Toscana — è stato coltivato tanto a lungo da diventare qualcosa di leggermente diverso, con un nome suo.
Una varietà che prende il nome dal posto
Le cultivar di olivo si adattano: la stessa varietà piantata in due valli diverse, per qualche secolo, sviluppa differenze nella forma della foglia, nella resa, nella resistenza al freddo. Quando le differenze si stabilizzano, la varietà locale si guadagna un nome.
È quello che è successo qui con il Frantoio, la cultivar che in Toscana fa da spina dorsale a quasi tutti gli oli: sulle colline di Montemurlo è diventata il Frantoiano di Montemurlo.
Cosa porta nell’olio
Fruttato medio con note erbacee, carciofo, mandorla verde. Amaro e piccante presenti ma mai aggressivi, e soprattutto un buon corpo: è la cultivar che dà struttura, quella su cui le altre si appoggiano.
Da sola fa un olio completo ma un po’ prevedibile. È per questo che nella tradizione toscana si pianta insieme al Moraiolo, che porta l’amaro deciso, e al Leccino, che addolcisce e smussa.
Perché qui
Le colline fra Prato e Pistoia stanno fra i duecento e i quattrocento metri, con terreni magri e sassosi e il Monteferrato a fare da riparo. Sono condizioni dure per la pianta: poca acqua, sassi, vento fermato solo in parte.
Una pianta che fatica fa meno olive, più piccole e più concentrate. Non è un caso che l’olivicoltura da queste parti non abbia mai puntato sulla quantità.
Nel nostro uliveto
Frantoiano, Moraiolo e Leccino crescono mescolati e si raccolgono insieme, non separati per essere miscelati dopo. L’equilibrio nasce nel frantoio invece che in cisterna: è quello che si chiama blend di campo.
Il giornale della tenuta
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